Il governo Monti e l’Immagine dell’Italia.

 

16 Novembre 2011: a chiudere il fine settimana inaugurato dal Venerdì 13 più propizio della storia d’Italia s’insedia il governo di Mario Monti.

Tra gli italiani nel mondo si scatena un tam-tam di messaggi  carichi di emozionata incredulità: quella sobria compostezza che rinnova il banco del governo ci trova impreparati .  Ognuno di noi viene investito dalla consapevolezza  che nessuno ci avrebbe più chiesto quanto sarebbe ancora durato il governo del bunga-bunga.

Un articolo sullo “Spiegel online” a firma di J.Fleischhauer parla della figura di Francesco Schettino, comandante della Costa Concordia - e protagonista del  Venerdì 13 più sciagurato della storia d’Italia – come della personificazione dello stereotipo italiano di questi tempi.  Inconsapevolmente “risponde”  sul “die Zeit” B.Schönau, con un articolo appena precedente, citando un aneddoto  ambientato ai controlli dell’aeroporto romano:  un Tedesco si lamenta che solo in Italia è immaginabile un caos del genere, un Italiano risponde  “…e voi tedeschi non cambiate mai!”, riferendosi  a un certo atteggiamento di superiorità da maestrino di turno.

Oggi ogni riferimento al governo Italiano nella stampa tedesca di livello, è quasi un atto di riverenza nei confronti del nostro primo Ministro.  Il Prof. Monti, voluto dalla BCE e da autorevoli, seri e scrupolosi governanti dei  governi europei, mostra non solo di avere le competenze di chi lo ha scelto, ma anche più forti competenze tecniche, una visione d’insieme analitica volta al futuro e alle conseguenze delle politiche introdotte in Europa.

Monti si è permesso di fare quello che fino a pochi mesi fa non ci saremmo mai aspettati dal nostro primo ministro: esprimere di fianco all’apprezzamento per criteri di stabilità proferiti dal capo del governo Tedesco, anche una autorevole critica a politiche di egemonia capitalista in Europa e norme di austerità sociale nel Bundesrepublik. Monti lo fa in modo pacato ed autorevole, precisando che l’austerità sociale in Germania  rischia oggi di segnare ulteriormente equilibri sociali già provati ed un consumo interno vacillante. Facendolo suscita stima internazionale.

Anche il coraggio con il quale Monti, più di altri in Europa ma non primo in Italia, parla di liberalizzazione e di scardinamento di lobby suscita apprezzamento ed emulazione.

 Draghi e Monti si presentano alla scena mondiale come i più teutonici degli italiani e per questo  sono apprezzati. I tedeschi sanno quanto possano essere teutonici gli italiani e lo scoprono quotidianamente attraverso ampie quote di sana migrazione in giro per I Bundesländer.  D’altro canto anche i tedeschi sono più apprezzati quando sanno scoprire il 5% di Italiano che custodiscono in sé.

Chissà che non si possa immaginare un prototipo di Europa proprio come connubio di Italiani che sappiano essere un po’ più “tedeschi” e Tedeschi che sappiano cogliere alcune delle lezioni Italiane.

Con Monti  gli equilibri ed il linguaggio politici europei sono cambiati, adesso sta a noi  credere al cambiamento ed interiorizzarlo, qualunque sia il nostro credo politico e la nostra idea di Paese.

 

 

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“That’all, folks”

“That’all,folks”(questo è tutto, gente!). Così The Economist, autorevole rivista britannica, saluta il tramonto del Cavaliere, come la Warner Bros chiude i propri cartoon. Se da un lato il periodico sottolinea l’incapacità di governare di Berlusconi, dall’altro sostiene la possibilità per l’Italia, grazie ai suoi fondamentali solidi, di uscire dall’empasse. Diversi sono state le copertine che illustri giornali internazionali hanno dedicato alla situazione del nostro paese, noi lo abbiamo ad una nostra connazionale, Daniela Di Benedetto, che da anni vive e lavora in Germania.

Purtroppo  essere italiani oggi vuol dire sopportare il peso e l’influenza mediatica di 30 anni di berlusconismo: una intera generazione, sia per noi che per chi ci ha osservato. Ogni attento osservatore questo lo sa, ma se mi si chiede come definisce gli italiani un “tedesco medio”, lettore della stampa da boulevard, devo onestemente e tristemente rispondere : “caotici”.

Per i tedeschi  gli italiani sono caotici e frammentari. Un popolo da amare ma da non prendere sempre sul serio.  Un Paese che pur collocato nel cuore del mondo occidentale è stato capace di perdersi la terza rivoluzione industriale e che negli ultimi 30 anni, guarda caso epoca che coincide con quella del berlusconismo, esce dalla scena dell’innovazione  per entare in quella del modernismo, del culto dell’esteriorità, della volgare ironia.

Dalla scienza alla letteratura, dalle innovazioni in campo giuridico, sociale, culturale, tecnologico, gli italiani amano giocare con le proprie “eccellenze sostanziali” per poi paradossalmente prendere troppo sul serio certe “eccellenze formali”:  è così che si sposta l’attenzione dalla sostanza alla forma.

Si dice che ogni italiano abbia il bisogno di essere o anche solo dirsi,  presidente o anche solo vicepresidente di qualunque cosa,  per essere o anche solo sentirsi, qualcosa o anche solo qualcosina: apologia dell’apparenza e che crea inflazione e corrode inesorabilmente l’autorevolezza del merito.

L’Italia al di la delle Alpi da l’impressione di un paese in cui l’assenza di infrastrutture neutralizza ogni capacità. Al contrario oltralpe ci si trova a sopperire con studio tecnico ed infrastrutture efficientissime alle lacune di “genialità”. Le capacità analitiche lasciano così il campo ad una forma mentis spesso volutamente rigida e schematica.

I tedeschi non colgono che gli italiani trovino nell’oggi il proprio protagonismo e che quando pianificano lo facciano con la disinvoltura di chi sa di essere comunque libero di  cambiare idea. Forse proprio per questo  molti Italiani, finiscono con l’irritare e confondere l’interlocutore tedesco  rimanendo fuori dalla maggior parte delle categorie esistenti per venire poi raggruppati sotto quella ad hoc del “Caos”.

In termini politici  il protagonismo italiano viene percepito, al di la del personaaggio “Silvio Berlusconii”, anche attraverso il dato di fatto che anche dopo anni di berlusconismo, le opposizioni italiane siano riuscite a presentarsi al mondo in modo frammentario, nel bisogno spasmodico di dire sempre la propria, anche a costo di rischiare di non riuscire a contribuire all’evoluzione politica e democratica del Paese, quasi che avere una propria opinione distinta fosse più importante del bene stesso del Paese.

Si tratta tuttavia di opposizioni che politicamente sono devolute per 30 anni in un mondo in cui le regole della comunicazione mediatica e politica erano dettate da un unico potere. Un mondo che è uscito da Mani pulite affermanddo l’idea dei partiti personali e del tramonto delle ideologie – e delle idee.

Alla luce di ciò la stampa internazionale ha accolto con stupore l’eccellenza e la competenza globalmente riconosciute di  un governo Monti, che in parlamento ha per di più riscosso una fiducia superiore all’80% dei consensi. Un governo tecnico con un consenso però politico che rimane il più alto della storia repubblicana.

La sfida italiana oggi è quella di dimostrare  che un governo  autorevole e competente possa non solo risollevare le sorti economiche del Paese, ma anche riconquistare la fiducia degli Italiani nelle proprie Istituzioni, nel futuro, nei partiti politici, e soprattutto la fiducia del mondo negli Italiani.

Nell’ottica di questo recupero di fiducia e dignità sulla scena globale, sono convinta che anche quegli Italiani nel mondo, che con il proprio lavoro e la propria “quotidiana eccellenza” possano giocare un ruolo chiave, stabilire canali di informazione di ritorno e tornare finalmente ad essere risorsa per il Paese che in loro ha investito in termini di risorse formative prima di lasciare che andassero ad arricchire altre Nazioni.

Esprimo in ultimo una speranza generale, anche da parte di chi ci osserva da lontano, premessa per il futuro: che al prossimo giro qualcuno metta da parte individualismi ed opportunismi e decida di regolare, una volta per tutte, il conflitto d'interesse, eccellente e non!

Daniela Di Benedetto

 

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Dalla memoria al futuro, 100 anni di Totò Di Benedetto

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I 100 anni dalla nascita di un uomo che, con altri uomini e donne, inseguendo un sogno, ha fatto la liberazione del suo Paese, dell'Italia.

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Die Unsichtbaren

Es gibt hungrige Arme und Arme mit Handy, Arme die nicht lesen können und solche mit einem Doktorat in der Tasche. Arme die kaum aus ihren Häusern kommen und solche die gerade entdecken, dass sie eigentlich nicht existieren. Es gibt einsame Arme und solche aus Großfamilien, mit ein oder zwei Generationen, die Hilfe brauchen. Lasst uns aber nach diesen Überlegungen auch konkret werden mit ein paar Schätzungen des Phänomens. Die Weltbank definiert di absolute Armutsgrenze bei einem Einkommen, das unter 1,25. US$ täglich liegt. Laut dieser Definition wären die Armen in der Welt 1,2 Miliarden. Das European Centre for Social Welfare Policy and Research (ECSWPR) definiert etwas allgemeiner als"Subjekt mit Armutsrisiko" Jeden, der ein Einkommen bezieht, das 60% unter dem jeweilig durchschnittlichen nationalen Einkommen liegt. Laut l'ECSWPR sind 15% der europäischen Bevölkerung und 14% der Deutschen arm. In Deutschland leben also demnach 11.5 Milionen Menschen mit Armutsrisiko. Es handelt sich um eine neue Klasse von Armen, weil sie “prekär” tagtäglich in der Unmöglichkeit leben die eigene Zukunft angemessen zu gestalten. Ein Einkommen ist arm, wenn es für den Lebensunterhalt unzureichend ist, den Zugang zu bestimmten Serviceleistungen nicht gewährleistet, wie beispielsweise für eine eigene Unterkunft und nicht zur Verwirklichung des eigenen Lebensplanes beiträgt. Deutschland ist jedoch ein soziales und demokratisches Land, in dem das System jedem Bürger die wesentlichen Serviceleistungen angedeihen lässt fürs eigene Überleben. Auch Langzeitsarbeitslose erhalten eine finanzielle Unterstützung, die ausreicht, um die Miete zu bezahlen und die eigene Familie, wenn auch auf bescheidenem Niveau, zu ernähren und am Gesundheitswesen teilzunehmen. Zu glauben, dass man das Phänomen der Verarmung mit einer Erhöhung des notwendigen Arbeitslosengeldes II (Hartz IV) bekämpfen könne, ist dennoch keine wirkliche Lösung und manchmal trägt es sogar dazu bei den Teufelskreis der sozialen Ausgrenzung zu alimentieren. Aus diesem Grund kann man die Auffassung derer teilen, die meinen, dass Investitionen in die Infrastruktur mittel- und langfristig eine strukturelle Wirkung garantieren könnten, um diesen Teufelskreis der sozialen Ausgrenzung zu durchbrechen. Gerade den neuen Armen würden damit Fluchtwege eröffnet, um ihren Lebensplan doch noch zu verwirklichen. Man sollte bedenken, dass beispielsweise ein ungleiches Schulangebot die Ausgrenzung ganzer Gesellschaftsschichten, oder auch ganzer Landschaftskerne vom Arbeitsmarkt bewirkt, und somit sich auch auf den prozentualen Anteil an der Arbeitslosigkeit überträgt und dies wiederum auf die Armut dieser Schichten durchschlägt. In diesem Zusammenhang weist das DIW Institut darauf hin, dass 2008 in Deutschland fast 25% der jungen Menschen im Alter zwischen 19 und 25 Jahren eine Gruppe mit Armutsrisiko waren und es sieht die Hauptursache in der zunehmenden Verschiebung des Eintrittsalters ins Erwerbsleben. Dies ist auf die verlängerten Ausbildungszeiten zurückzuführen, aber auch auf die wachsende Zahl der Studienabgänger, auf mittelmäßige und präkere Bedingungen der Erstbeschäftigungsverhältnisse und der Tendenz immer frühzeitiger das Elternhaus zu verlassen. Die Familien mit 3 oder mehr Kindern sind eine besonders gefährdete Gruppe mit erhöhtem Armutsrisiko, die in den letzten 10 Jahren einen überproportionalen Zuwachs an Armutsrisiko gegenüber anderen Gruppen zu verzeichnen hat. Man geht von 22% vom Gesamtanteil der Familien mit 3 Kindern aus, von 36% bei denen mit 4 oder mehr Kindern und von 40% von denen mit alleinerziehendem Elternteil und mindestens einem minderjährigem Kind. Sozialinvestitionen in Kinderbetreuung von Kindern im Vorschulalter und Infrastrukturen, die den jungen Familien und alleinerziehenden Eltern helfen könnten Arbeit und Kinderbetreuung zu vereinbaren, wären ein Schritt in die richtige Richtung, weil sie den Jungen erlauben würden dem Armutsrisiko zu entgehen, indem sie auf die eigenen Fähigkeiten setzen könnten anstatt auf Elterngeld. In Deutschland werden solche Lösungen bevorzugt angewandt insofern sie Phänomene wie Alkoholismus, Drogenabhängigkeit und Gewalt in den Familien eindämmen. Dennoch ist der Zugang zu den Kindergarten- und Krippenplätzen und die Schullaufbahn mit Problemen behaftet. Der Bildungsweg der Kinder wird von schwerwiegenden sozialen Ungleichheiten begleitet, auch aufgrund einer schon relativ früh einsetzenden Selektion geschätzter Lernattitüden noch in der Entwicklungsphase. Diese Ungleichheiten werden oft von einem fast flächendeckendem Mangel an öffentlichen Ganztagseinrichtungen verschärft und der unabdingbaren Notwendigkeit, dass die Schüler zuhause von den Eltern bei ihren Hausaufgaben betreut werden müssen. Es handelt sich um ein System, dass auf typische Weise die Schwächsten benachteiligt, allen voran Behinderte und Migranten: den ersten werden maßgeschneiderte Bildungswege zugewiesen, die sie bis zum Schulabgang in Sonderschulen relegiert. Die Kinder aus Migrantenfamilien werden theoretisch in Regelklassen eingegliedert. De facto führen die soeben beschriebenen Verhältnisse, neben den kulturellen und sprachlichen Eigenheiten, die eher als Handicap denn als Chance angesehen werden dazu, dass diese Schüler in Klassen landen, die verstärkt von anderen Migranten besucht werden, oder ihre Laufbahnen von erhöhtem Schulversagen gegenüber ihren deutschen Gleichaltrigen geprägt sind. Das Ergebnis ist, dass 14% der Migranten keinen Studientitel vorweisen kann gegenüber nur 1,8% der Deutschen und 23,8% der Migranten mit dem Armutsrisiko leben muss gegenüber 13,2 % der Deutschen ohne Migrationserfahrung. Die Relation zwischen Schulversagen und Armutsrisiko ist kaum zu übersehen. Andere Risikogruppen sind ältere Menschen ab 75 Jahren, vor allem Frauen, die im Durchschnitt vergleichsweise geringere Löhne oder Renten beziehen gegenüber ihren männlichen Kollegen, aber länger leben und Individuen mit Migrationserfahrung. Beide Kategorien sind oft Opfer von Isolation und Ausgrenzung. In Deutschland gibt es eine angemessene Infrastruktur für ältere Menschen, Tagesheime für Menschen mit Behinderung, die Familien bei ihren Aufgaben entlasten und den Respekt der Person vorrangig betrachten und größtenteils aus Fonds bezahlt werden, die wie eine Krankenkasse funktionieren, aber vorwiegend der Pflege von älteren Menschen und Behinderten vorbehalten sind. In diesen Pflegezentren trifft man aber sehr selten auf ausländische Alte oder Behinderte, obwohl es viele ältere Migranten gibt, es sei denn man besucht nicht Sondereinrichtungen. Es zeichnet sich ein Teufelskreis ab, der die unerbittlicheTendenz festschreibt und verfestigt Armut von Generation zu Generation weiterzugeben und tiefe Spuren in der Zukunft dieser Kinder zu hinterlassen. Mehr öffentliche Ganztagsbildung, gleiche Chancen unabhängig vom Bildungsgrad der Eltern, eine höhere Vielfalt in der Zusammensetzung der Schülerklassen, ein höherer Anteil von Lehrern mit Migrationshintergrund sind Lösungen, die einige Teile der deutschen Politik für geeignet und womöglich auch als konsensfähig erachten. Einer der Faktoren, die neben dem Bildungsgrad der Eltern und dem Familienklima zum Armutsrisiko der Kinder und Jugendlichen beitragen, beziehungsweise dieses drastisch reduzieren könnten, ist der Grad an sozialer Integration und gesellschaftlicher Partizipation. Integration, Partizipation und eine gute Bildung sind die Schlüssel um Armut und Isolation zu bekämpfen. Demgegenüber führt die Tendenz zur Kategorisierung der Bevölkerung auf lange Sicht, wie wir beobachten konnten, zur progressiven und unumkehrbaren Verarmung derselben insgesamt und nicht nur der ärmeren Schichten.  
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Traghetto

Forme di cristallo s’infrangono volte di schiuma fragorose arrotondano e si curvano allargano tra mille sfumature inarcano i fianchi levano la cresta bianca e spigolosa verso il cielo rallentano fino a spiegarsi a chetarsi nel piatto blu. Il traghetto lascia la costa Il vento scombina i capelli Il sole brucia gli occhi Nel ricordo di un’immagine che si allontana. Scelgo. La prua offre una nuova prospettiva. Il vento pettina i pensieri, nuove forme, colori e profumi si avvicinano. Il sole asciuga gli occhi e induce il sorriso in chi guida la propria barca. Ho scelto.
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A.A.A. Cercasi PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

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Quo vadis Italia

16.10.10 - Aperitivo Politico Musicale con il Sen.Claudio Micheloni

"Quo vadis Italia. La situazione politica in Italia: analisi e prospettive"   al piano Serena Chillemi.

al termine verrà offerto un aperitivo

Il Circolo "Sez.PD di Monaco di Baviera" organizza un aperitivo politico-musicale con il Senatore Claudio Micheloni, Sabato 16.10.10  alle ore 19:00 presso la Pasingerfabrik Quo Vadis Italia http://www.pasinger-fabrik.de http://pd-monaco.de/
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28.7.2010 Monaco, Le Dame ed il Cavaliere

Mercoledì 28 luglio alle ore 18.00 al cinema  Rio Palast verrà proiettato il film inchiesta „Le Dame e il Cavaliere“. A presentarlo sarà l’autore e regista Franco Fracassi, giornalista già noto al pubblico per le inchieste sull’11 settembre – Zero - e sul terremoto in Abruzzo – Sangue e Cemento – il quale rimarrà a disposizione per un dibattito a fine proiezione. Il film documentario indaga e racconta vicende private e politiche del Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi. È il risultato di una raccolta di notizie, retroscena, immagini ed interviste avvalendosi  anche delle intercettazioni telefoniche desecretate da alcune procure e da registrazioni finora non rese note dal circuito informativo, e che fa capire alcuni dei meccanismi nascosti che muovono il potere in Italia. Il film privo di qualsiasi intento o racconto diffamatorio rischia di non essere diffuso. Cercando di distribuirlo nei grandi circuiti editoriali e cinematografici gli autori del documentario hanno toccato con mano il grado di libertà in cui versa l’informazione in Italia. Tutti hanno avuto paura, chi per motivi politici, chi economici e chi di dipendenza lavorativa – e sono rimasti soli. Non solo, ma il film rischia di divenire illegale e coloro che lo hanno realizzato dei fuorilegge a causa della legge sulle intercettazioni (conosciuta come legge-Bavaglio) che sta per essere varata dal Parlamento. Eppure il gruppo di lavoro che lo ha realizzato ha deciso di andare avanti, di distribuire il film con le proprie forze, e con quelle di tutti coloro che hanno a cuore la libertà, la democrazia e l’indipendenza dell’informazione di questo Paese. Questo film sta girando in Italia grazie al sostegno di singoli cittadini ed associazioni che attraverso la proiezione e l’acquisto del dvd aiutano a diffondere questa impresa politico-culturale divenuta ormai una battaglia di libertà. Am Mittwoch den 28.Juli um 18.00 zeigt der Rio Palast (Adresse) den Dokumentarfilm : Le Dame e il Cavaliere (I / dt. Untertitel). Der Autor und Regisseur Franco Fracassi – bekannt durch “Zero” einen Film über den 11. September und     “Sangue e Cemento” einen Film über das Erdbeben in den Abruzzen steht nach der Vorfühtung zur Diskussion bereit. Der Film zeigt die Wechselfälle des privaten und politischen Lebens von Silvio Berlusconi und macht die versteckten Mechanismen der Macht in Italien deutlich. Die Informations- und Pressefreiheit in Italien ist durch das Gesetz gegen “intercettatizioni” (Telefonabhörungen) akut bedroht;  auch dieser Film steht auf dem Index und wird eingezogen, sobald das Gesetz “legge Bavaglio” durch das Parlament abgesegnet wird. Schauen Sie ihn an, solange das noch möglich ist ! Unterstützen Sie den Kampf für die Freiheit des Journalismus auch in Italien!
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Le Dame ed il Cavaliere
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Uno, due, tre...si vota!

Il 4 Luglio scorso ci siamo recati in tre in cabina elettorale. Nico ed io abbiamo votato per la legge a favore del divieto totale di fumo nel locali pubblici. Ovviamnete abbiamo votato si, ed i si hanno superato abbondamentemente la maggioranza richiesta. Una volta tanto abbiamo votato per la parte voncente....evento raro negli ultimi tempi! Penso che l'immagine di Nico seduto nella cabina di fianco alla mia, che vota, con Vittoria in braccio, rimarrà il ricordo più vivo del percorso che ci ha portato alla doppia cittadinanza. Ed insieme al ricordo un dubbio: sollevando la testa e guardando verso di loro mi sono resa conto che Vittoria aveva in mano la matita...chi dei due avrà fatto la fatidica croce?? Credo che non lo saprò mai :)
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